A cura di Alessandro Ansuini e Silvia Molesini
![]()
i figli belli
Officine Letterarie Ansuini
Rimbaud
Silvia Molesini
Smith & Laforgue
![]()
visitato *loading* volte
CREDITS
template @ Kira
BENE, UN CAPOLAVORO MANCATO - di Alessandro Ansuini
Si racconta di barattoli dove venivano chiusi
I vecchi e gli spensierati
Solubili tenie scacciapensiero
Erano somministrate nel latte bianco
Ogni mattino della sveglia
Alla mia bambina ho detto:
“Non aver paura di quest’ingranaggio”
*
Segue e affanna
la mente che puzza di sgabuzzino
i chiodi delle cose e le mie rose, le tue rose
questo ennesimo stanco
afflitto affannato cristo
strumentalizzato
''Lo chiameremo Bene stavolta
sarà un capolavoro mancato''
il nuovo gesù ha tutta l'accortezza
nel non pronunciare mai la parola
[-ca-pi-to-la-pa-ro-la-]
********
quando ha gli occhi bagnati dentro
sorride a se stesso
si schernisce quasi
abbandonato nelle fauci del teatro
estrema bocca mostruosa di un corpo-di-pesce
enorme
che è fuori e tutt'intorno
e dappertutto
e se negli occhi digerisce
in quella bocca con labbra da sipario
divora
-la chiameremo pièce del magicoSE(no)-
*
''Datemi il campo lungo
chiedetemi
''Cosa ne pensi di gesù?''
dirò solo che non penso nulla di gesù
e di shakespeare
e di artaud
e di tarkowskij
nulla di nietzsche
o di schopenhauer
o di gandhi
o di maradona
io sono ognuno di loro
nel momento che con loro riempio
la mia cavità interna''
datemi un pezzo di carta
datemi un teatro
mi nominerò in vano
fino alla fine della poesia
Sto parlando ad un vuoto di molti
Sto suonando la grancassa nell'anfiteatro dei morti
Sto annacquando il mio battesimo di sale
e intingi la testa
Sto scalpitando in un falso refettorio
e benedetto sii
*
solo droghe annunciate
*
il vecchio ha diviso l'età e la mela
la buccia la tiene da parte
per ammorbidire il tabacco
alle palpebre della quiete
- il fenomeno -
lo fissa sereno
se in principio Dio era un suono
il suono sarà l'eucaristia
che sia scelta
dunque
una voce
*
Sbattono i denti dei fiori contro i muri piegati a
scatola
i pensieri si fanno formiche e percorrono
il perimetro in ordinate processioni.
Gli anelli della pazienza,
misurati a grappoli,
s'inanellano fra le antenne del dormiveglia.
Recito rosari all'assenza,
di dio l'assenza,
la mia
religione
degli occhi.
*
il tuo naso laico orgogli (osa) ai visi finti di donne
di maschi
finti con le pompe in mano ad innaffiare
l'aereodellagloria a Te
senza panorami senza culle e rosespine in fiabe
a ricamarne orli ai cornicioni dei cinema a luci rosse
forse
Abbaiando/ c'è sempre un altro lato della siepe
forse
! sognando
*
Non-ti-scordar-di-me canta l'ultimo afflitto,
pelle
acida di panna e bocca supina sul cuscino;
le scarpe fangose sul lino dell'innocenza,
al fondo del letto,
dove le correnti sono fumo di rettile,
danneggianti lussurie da bambine;
una foto scolorita incastrata sotto la zampa del
comodino;
vestaglie impiccate
sulle grucce,
tengono la guardia.
*
Hai scritto sulle tende l'ultimo ballo di tua madre
/le madri muoiono sempre sole/ i martiri sopra le
madri
I ghigni sui martiri/ il tuo viso sui ghigni del tuo
viso
*
[la foto ritrae la mia sfocata ''s'ignora'',
ancora diritta contro gli armadi degli anni]
*
perdermi ancora una mia lettura,
colante dagli scaffali dell'usuale disordine,
cerimonioso baccanale di me stesso e me stessa,
noioso come tregue d'angeli,
insofferente agli abbracci:
sono stanco di questi e altri inutili.
Come se il mio confronto fosse poi reale,
con gli idioti che leggono,
e seguono divertiti il calvario.
*
-m'inchioderei a uno steccato
pur di vederti impallidire una sola volta-
*
Come se non comprendessi la puttaneria autentica
Di chi gode leggendomi
io sacra puttana
-lo dici sempre con le labbra verniciate-
che non percepisco nemmeno il mio obolo.
-lo dici sempre con le labbra verniciate-
*
Ancora non so se intenderò sacrificarmi,
farmi comunione per questi morti.
La generosità non è mai stata il mio forte
*
!
nel buco di un cannone -O lettore-
il tuo funerale
omaggio di vana idiozia a esequie
scomposte alla forca o fatti epitaffio
'' ''
Si pensa ridenti/ in stelle filanti
galleggi in zampilli /a fontana
rinatomi cigno/ sull'omero ritto poi io
tu muori /come uovo distratto
*
O follia o abbandono, non è un recitativo,
ma la partitura semplice del capolavoro.
in ogni caso mai un compromesso,
e nemmeno un confronto:
non ce n'è la possibilità.
a volte penso che veramente
- veramente,
chiunque assista al mio sanguinare debba pagare con la
vita
*
-e sparagli un colpo santo-
*
forse non sarebbe nemmeno abbastanza,
visto il poco valore che per essi stessi riveste,
il diletto
della
lettura.
*
- Ho -
declinazioni gentili
una certa gravità nella perdita
dell’indaco dagli occhi
- io -
scrivo come un autore eminente
parlo come un bambino
e penso come un genio
- tu -
nuota piano insieme a me
il gioco del non moriremo mai
*
è sempre e solo un andare in pezzi
un paio di natiche adiacenti
al basso ventre da sbattere contro
i propri desideri di possesso
*
Io non ho sentimenti
biancopesce nell’acquatonda asimettrica
- Nella notte dei cani pazzi si agisce per sottrazione
spontanea
io uccido te che uccidi lui che uccide lei che uccide
me
ho passato il tempo a digiunare sui testi
dei cari maestri morti non leggo
che la bibbia con incostante pazienza
qualcosa dei proverbi
racconti senili di Borges
che insegnano che coltivare una passione
è già una ricompensa
e che la poesia fa impazzire:
*
(te che a dodici anni avevi già mani di suora
che piluccavano dal pane della tua lussuria)
*
pensa a Eliot, austero con l’epilettica nella stanza
accanto
o a Lowell che si scrolla di dosso uno stile
come un cane dopo un bagno in mare
pensa a Campana in manicomio ad annotare sequenze
musicali
o al momento in cui Rimbaud a pronunciato “merde”
riferendosi alla sua scrittura
E a tutte quelle a venire
*
Nei giorni in cui mi sapevi di luce bianca
Con la fantasia
Ti perseguivo
Fino all´incipit delle lenzuola
Con la dedizione di un elegante milite russo
Perseguivo la tristezza di tanto poca adolescenza
Magro milite,
mi abbattevo sulla tua casa (quanto vetro sottopelle)
attendevo l´onda come fisso scoglio
quelle mani impretenziose
volevo nel mio cappotto, senza mediazioni democratiche
senza condivisione con nessuno,
volevo per me, tenermele, guardarmele
*
mi infastidisce il troppo movimento
guardo dal basso verso l’alto
come un demonio
io non ho sentimenti
biancopesce attorno alla ruota gravitazionale
*
io so che provieni da un sudario
alle pieghe di un sudario appartieni
io so che hai avuto lunghe giornate di stupri
infatti
ora sei membra di flanella e chiaroscuri
deposto in una domestica mangiatoia
sei sagome di ossa
alla deriva del letto
nell´aria della camera dove ogni movimento d'occhi
e agonie di ali
i vetri incrinati di silenzio
il silenzio ferito di polvere
polvere eucaristia della casa -
*
in alcuni momenti di imbarazzo
lo confesso
desidero uccidere un uomo
nel pomeriggio i bambini mi hanno separato dal
carnevale
*
io mi sento i piedi di sabbia
mai come ora
sento le comuni inconcludenti scapigliature
corpi piegati violenti
vorrei fossi ancora tu la mia feroce debolezza
ma
Come, come tutta questa ripetizione
- a te posso dirlo -
mi è Volgare
affannando ai piatti
al filo d´acqua sottile
premendo i passi sulla via
come sento le dita che mi muoiono
*
non so dirti una bugia
ed eccolo
il mio tentare:
inutile come un gatto che graffia a vuoto il pavimento
nella vana speranza di coprire i suoi escrementi
mi ero appena assunto
le cosce della notte fuori a cospirare
che l’alba avvenne presso
*
tu:
nuoti piano insieme a me
il gioco del non moriremo mai?
*
Sono essere d’angoli e balbetto litanie
In una stanza piena di fiori morti.
La bellezza muore ogni giorno in una donna
Il cui specchio le restituisce una bugia
Che la chiama vecchia
Ed è in ogni scomposto e fragile
Momento che ti è concesso
In questo quarto d’ora di giovinezza
Che rinasce.
////////////anche la bellezza disgusta se la guardi
tutto il tempo\\\\\\\\\\\
Io sono essere d’angoli
Impossibilitato ad aderire
Ad una poesia di Zanzotto.
Me ne vado in giro a stuzzicare i cani
Della vostra pulizia mentale
chiusi dietro i finestrini
Delle macchine
Il mio respiro è cinque passi di distanza sempre
Un nucleo che gira vorticoso e forma strati
Di ferrosa indifferenza
Poiché io ho gli occhi e la fronte aderenti
Alla realtà
Che indosso.
Ti vorresti appartenere per un minuto al giorno?
A quante persone devi telefonare
Se decidi di andartene improvvisamente?
“Voglio vivere in una città che mi sappia
Far divertire e che mi lasci stare
Quando non voglio vedere nessuno.”
Ad ogni cosa puoi dare un nome
ma tutte le cose chiamano te
nella stessa identica maniera.
|||||||||||||||||||||||||||\\\\\\\\\\ Non contare i
numeri.\\\\\\\\\\\\||||||||||||||||||||||
Io sono essere d’angoli
Coltivato in cemento
Per me una fuga
Consiste nella breccia che s’apre un vicolo
Fra l’agonia dei palazzi
Il mio dio è compresso in un chip
Il mouse alla mia destra e i suoi clik
Come grani di rosario
Segnano la mia quotidiana
Abiura
|\|\|\|\|\|\|\|\|\|\Costruisco scatole per i
morti\|\|\|\|\|\|\|\|\|\|
Riuscirò mai a capire una poesia di Zanzotto?
Qualcuno c’è mai riuscito?
In definitiva chi per un verso
Che per l’altro
Si fissa la luce
Si spalanca una finestra
E l’oltraggio s’è già esaurito.
######## Vo#liamo contin#are a d#scrive#lo nella
cadu#a?#################
*
Gestisci i miei denti con cura
Madre gestazionale senza orologi
Fa che la notte non stridano
Levigandosi l’un l’altro
Tu che hai composto la parola
Che diede unicità alla carne
Lascia che i miei occhi si impossessino di una fede
Che non sia la tua
Che non mi costringa a chiedere perdono
Ogni volta che a oltranza
La disubbidirò
E stendi una luce leggera e calma e distante
Su tutta questa paura
Come il canto di una balena
Covami
E redimi questi mani
Sono composto di quattordici abiure
E un barattolo di colla
Il mio nome è scritto nelle venature
Di un nocciolo di pesca
Il mio cuore ha il dente dell’uovo
Per uscire dal tuo guscio
Rimetti a me le ottanta balene arenate
Su una costa della Nuova Zelanda
Fa che una contrattazione di borsa
Mi commuova come lo sguardo di sedicimila cuccioli
Toglimi la curiosità dagli occhi
Allevami
E rendimi saturo
Della Via Lattea unisci i puntini
E trai la sagoma di un nuovo animale
Che non sia capace d’aggregarsi
Che non sappia guardare in alto
Verso quella casalinga del cielo
Sofferente d’anemia mediterranea
Toglici gli arti
E in una fossa scavata
Dentro il cranio di un filosofo
Ammassaci
Come una nidiata di serpenti
E lasciaci incapaci
Di pensare quel tanto che basta
Per farci capire che pensare non serve
A svelarci o trascendere
Stendi una luce leggera e calma e distante
Come il canto di una balena
Su tutta questa paura e adesso.
*
Spiacente credo
D’aver perduto me stesso
Gli occhi non germogliano più
*
Come alcune ragazze in pantaloncini e piedi
Scalzi scrivono poesie rabbiose
con matite gialle dalla punta morbida
alla luce di candele silenziose
solo per dimostrare al foglio che anch’esso
può perdere la sua bambina immacolata chiusa dentro
e altre
proprio adesso
si voltano in coda ad un semaforo a sistemare
il bambino nel seggiolino posteriore
alcune sono sole nelle stanze troppo a lungo
e si innervosiscono
così
come adesso in questa luce a sinistra
passa un’ombra e volto la testa
*
Mentre uno scrittore lotta per cercare
Di incastrare le sequenze divine
In rigidi geroglifici
Io mi applico affinché la casa
Non prenda il sopravvento su di me.
Le cose non vogliono essere spostate io
Finirò per scrivere biglietti d’auguri ai cavalli
Quando avrei voluto morire su una spiaggia
Come Caravaggio.
Forse:
Ma non sono mai stato un attaccabrighe
*
La catapulta
I miti greci
Il deus ex machina
Le crociate l’inquisizione
I campi di sterminio la bomba
Atomica
La storia sembra non avere la pazienza
Di guardare una donna stendere il bucato ascoltare
Sua figlia che le dice qualcosa che lei non capisce
Vederla sorridere e salutarla comunque
Mentre s’allontana
Per un tipo d’amore
Che non ha bisogno che tu lo capisca
La storia non ha pazienza e adesso
Squilla il telefono anche a me
*
post it:
non dimenticare di timbrare gli occhi nella fessura
del giorno.
Caffè.
Lavanderia ore 16, mercoledì.
Se sei paranoico non vuol dire che non ti siano
addosso.
*
L’uguaglianza diffonde una pace terrificante, diceva
uno che è finito a scrivere biglietti d’auguri ai
cavalli.
*
La bellezza di Dio
o di chi per lui
intangibile solo da un particolare
tipo di idiozia
non è nei suoi lineamenti da giudeo
o da europeo, come si mostra
nelle cattedrali occidentali
ma nella suddivisione
del suo corpo in pietre
alberi, cielo, terra, e ogni
movimento frettoloso nel mezzo.
A volte in rapide sequenze.
Altre semplici frasi musicali, o la metafora di esse.
Come due ragazze che camminano e passando ti guardano.
*
Porto fuori un paio d’occhi come mani di mendicante.
Dentro di essi gli alberi sono spogli
Simulano
Spine contro un paesaggio avorio.
Le formiche mi si riproducono accanto.
*
Delle polveri delle mie ossa vorrei
Fossero fatte pagine bianche
Del mio sangue inchiostro da suddividere
In piccoli calamai
e con la mia pelle una rilegatura importante.
Coi denti orecchini
e collane da regalare alle figlie dei cuochi.
*
Mi piacciono le ragazze con gli occhi strani
Perchè il loro sguardo mi sbilancia i sensi.
Si campionano fiori di sensibilità atroce
Con mani inadeguate
Su un calmo rasoio sorridente ad entrambi.
*
Emma aveva dei piedi orribili. La prima volta che
abbiamo fatto l’amore tenne su i calzini, e non ci fu
modo di osservarli.
Li notai giorni dopo, mente usciva dalla doccia.
L’attenzione è una puntina
Di giradischi
Il mio sguardo si preme contro un’immagine
Come la guancia di un bambino su un vetro e
Deforma
La croce dei suoi piedi come pesci anemici
Al fondo del letto
Il suo modo di usare le mani e di
lasciarmi usare le mie.
Era pallida e vagamente grassa
con il volto tondeggiante, ma il suo profilo faceva
tremare le pareti, e la sua bocca prometteva
un’indulgenza che non sarebbe mai venuta.
Lei mi seminò germogli negli occhi
Un vento freddo invernale
Ne ghiacciò le radici.
Non era il posto non era
Il clima adatto
*
La giusta tensione è nel sapere che la continuità,
così come l’eternità, sono prospettive illusorie.
Il desiderio stesso muore nella sua realizzazione.
Uno che finì a scrivere di guerra giura
Che il regno del martin pescatore ha vita breve.
*
Potresti immaginare un serpente se non te l’avessero
mostrato?
*
Sogno un tempo come un vestito largo
Senza ossa
Come le gambe morbide di una ragazza ubriaca
Che si dondola pigra su un divano ad occhi chiusi
Mentre nella realtà i calendari negli uffici
Impiccati alle puntine
Stanno diventando
Più numerosi di noi:
So che anche Van Veen
Dal suo nido di carta
Disapproverebbe.
*
Mentre da qualche parte
Crescono come bambini
Cose dal nome mostruoso
Come Idhao
Compilo con grafia accurata
I miei auguri per un felice anno nuovo
E li spedisco a Floret
Il cavallo che in Polonia
Si lanciò al galoppo fra le betulle
Poiché cieco all'occhio sinistro.
*
Se ne sta seduto davanti al cristo cibernetico
Che lo irradia della sua calda luce bianca
Le mani che avvolgono e torturano
Una ciocca di capelli davanti agli occhi.
Il foglio è bianco la ventola
È come un grido schiacciato sotto il mondo
Che abbiamo creato al di là dello schermo.
Ogni tanto si guarda una gamba
Aspetta
*
Nella notte chino su uno sgabello
parla piano dentro il nudo di un telefono
Tiene ogni cosa distante il tempo sufficiente
A rilassarsi un po’
Digerire il pasto precedente.
Un secchio e una plafoniera compongono un occhio
mobile.
*
L’ora è sempre incerta.
E il giorno, anche,
sia numericamente
che plantariamente
Sfugge.
*
Quando cala la nebbia sulla statale
Nel tratto illuminato dai lampioni rossi
La luce scende compatta fino a terra
Come un lenzuolo teso a formare una pozzanghera
Colonna senza tempo sull’asfalto oleoso.
La nebbia ha un odore
(Deve essere l’alito pacifico della pioggia)
Nella lingua delle nebbie la parola distanze ha un
aspetto mutevole.
Dove sono le curve
E come è lenta la strada
Magari una strada che hai visto tutti i giorni
È come non l’avessi fatta mai.
La nebbia è una mano bassa sulla fronte di questa
malattia
E nulla può accadere
Nessuna cosa pare avere intenzione
Di muoversi
Né commuoversi.
*
Avrebbe il desiderio di concedersi
Un attimo di tregua
Avere la mente come pupille strette
Inchiodate come una puntina di giradischi
al vinile di una qualche consolazione
Se dovesse confessare un posto dove qualche volta
Ha sentito dio
Direbbe negli occhi
(qualche volta
dopo averli tenuti chiusi
e aver fissato una luce
le schermate di plancton lungo la retina
minuscole particelle che ruotano vorticose
e l’immagine)
*
Sei di fango
E gli occhi sono
Acqua morta colorata
Uno non dovrebbe vivere una sola vita
Due si potrebbe tentare di non desiderare
Tre donne simultaneamente
Quattro stagioni devi passare
Cinque non te ne sono concesse ed è per questo che
Sei di fango.
Gli occhi come
Fiori portati sotto il braccio
Avvolti in una carta oleosa
Ad un appuntamento in cui sei in ritardo.
*
Bisogna combattere questa malattia.
Trovare una cura.
*
L’amico Fredrick, freddo coinquilino
Dell'Unità Abitativa 74
Zona Concessa al Popolo
Si muove scalzo fra gli avanzi mentre
se ne stanno compressi
In un dodicesimo piano
Come polvere dentro un estintore
(Sognavo di prendere i pesci da piccolo
Di prenderli con le mani)
La Pulizia passerà fra mezz’ora
La banca dello sperma chiude alle dodici
(Con un sms posso accreditare una somma
La vita è un bellissimo sogno senza facce)
L’amico Fredrick freddo coinquilino scrive
Biglietti d’auguri ai cavalli
Dice che i forti devono stare con i forti
E i deboli coi deboli
Ma si riferisce ad un problema scacchistico
Non parla di nessuno in particolare.
*
Per la maggior parte del tempo si spettina una gamba
Elude la sorveglianza di tre percettori sensoriali
(udito olfatto gusto)
E si presenta all’altare delle cosce ipnotizzato
E ipnotizzante.
Le alternative sono tramutarsi in un serpente
(due peni
un solo polmone
nessuna possibilità d’ascolto
e niente arti)
Dimostrare alla bellezza quotidiana in ascolto
temporaneo
Che dio è in una lavagna
O riuscire a far durare il più a lungo possibile
Ogni detersivo che ci tiene puliti
I corpi e la casa.
(Vorrei essere disossato in una qualche cooperativa
E dopo aver subito la mattanza essere sezionato
E servito su un bancone di un ipermercato
Con la luce al neon rossa che fa sembrare la carne
Più sana e i nostri occhi più sicuri
Come fossero incellofanati)
Dopo questo giorno ne verrà un altro dice
E puoi uccidere un cucciolo con le mani
Farti dormire un elfo sul lobo dell’orecchio
Cavare gli occhi a una suora
Creare poesia
Mangiare la carne di tuo padre
Fra poco più di due generazioni
Nessuno saprà nemmeno che sei
Esistito.
*
I giorni come statue di luce morte.
*
Se ne sta seduto davanti al cristo cibernetico
Che lo irradia della sua calda luce bianca
Le mani che compongono
La sigaretta eucaristica.
Il foglio ora è attraversato
Dai ragni delle parole che ti corrono negli occhi
Adesso
E la ventola ancora come un grido schiacciato sotto il
mondo
Che abbiamo creato di là.
Ogni tanto ti guardi una gamba.
Aspetti.
Note: hanno collaborato alla stesura Rosamaria Caputi e Chiara Yorke
© Alessandro Ansuini