A cura di Alessandro Ansuini e Silvia Molesini

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sabato, luglio 03, 2004

 

T'EMO CHE SIA QUANDO ALL'ULTIMO NON BEVI - di Giovanni Paolo Carattoni

All’occorrenza si tolse anche le calzine bianche
mentre il suono della voce chinata a sfilarle
contrasse le spighe in distese che s’annerivano

Regina dei cieli senz’ali, rispondete anche a me
così che voi ribollita di forme in vie d'acidi grassi
alle braccia vostre e mie intrecciate & tese soffochiate
quelle melodie senza pioggia a diluirle in suoni.

E ortensie negli occhi appena aperti
strofinati all’impaurirsi colsero l’ombra tentata
buia nel buio a scoprir nel grido altra pelle:

Nuvole, come nuvolare voi? strill’ami nelle zone d’odore
passando il tempo fra i nudi piedi che spiavone gambe sospese
come d’alba mordersi e litri di mistero a succhiarsi profonda.




Baciami tu, cielo se alla fine
non ho messo le ali al mio peccato
parvenza di scartare almeno il primo dei due inferni
come Ezra, il quale presuntuoso tentò di trattenerla

(e non il peso ma un fulmine di mani in luce
lo spezzarono alle voglie di legger pagine dure)




Io cercavo una bimba che l’amava i campi
e le bucce di vapore spezzate a pioversi;
io la misura minore amavo d’una voglia ai seni
e gli angeli che mi promettevano, confessando
nel legno drappeggiato la stessa sporcizia

Mi dicono ora che l’una dolcezza
che riesco a sentir a questo sporco tempo
deve morire per una causa maggiore
della musica che negli occhi è cieca
così da nascere un vecchio coi vinili
di Beethoven nella scansia

E tendere l’orecchio grinzoso
a quello che ormai è solo frastuono

Godendo quei gemiti inventati
all’aria spoglia
d’ogni apertura ed umore

perché consolarmi in voi mi dissero
è l’ultimo mestiere che un uomo invano
porta in dono al di lui sepolcro

che fra i fior
ancora sospira


























































trascritto da ansuini 22:04commenti

 

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