voce che quando suona dentro
ha la perfezione dei toni
dove l’accento si pone per magia
e l’esclamazione incanta e sospende
tutta disinibita e sciolta
al buio
voce che quando la metti sul tavolo
diventa stridio che si dà alla luce impietosa
io che non muove neanche il labiale
io cingolato e tarpato a strappi
sulla tovaglia rossa
non farti imprestare la voce
lavora la gola
incidi una grassa chiave di violino
fra i righi del sentimento
il ritmo è nel tempo che intercorre fra gli spazi
nell’assenza composta fra due note
nell’incoerenza fra due parole uguali
non farti imprestare la voce
lavora il miocardio
diluisci la densità del sangue tra il cervello
e il petto in tachicardia –sul centrosinistra-
una boule di rosso tipo scansano
del proprio orchestrare che ognuno fosse direttore
e che andasse a interagire con le vibrazioni e le corde
che più gli sono proprie
ho la percezione della perfezione
-metti cinti-
non farti imprestare la voce
lavora la gola