mercoledì, giugno 29, 2005
tu mi scorri (Giorgia Vezzoli)
poiché nulla
mi appartiene
tu mi scorri
a nuda carezza
di velo
nel silenzio calvo
ti ripongo
trascritto da molesini
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domenica, giugno 19, 2005
VETROMINUTO - di Malcolm Kine
*
fragilissimi e morbidi, come caveaux svuotati,
nella casa che serra il pugno e ci tiene
sollevati a sette metri da terra
simili a cavi rilassati come la tua mano, ad esempio,
che volevi tirare via
prima del diluvio
“E i mari si aprirono e lasciarono passare l'intero popolo”
*
e ad annunciazione compiuta sulla tavola oppure muta nel giardino
solo un paio di caviglie a dondolare
dalla finestra
(spalancata)
dalla tua bocca
(spalancata)
alla tovaglia di nuovo devota per un ingresso
dell’ultimo minuto, per non sembrare
troppo in ritardo infine entrai
da dietro, dicendo:
“Sinceramente questa è la serata, e ci penso”
e ti maledicevo, perché tua era la lunga persistenza tuo
era il sapore fra i denti e maledicevo la mia idolatria per le cose
che si perdono
- maestro di anelli di fumo, domatore di vapori –
kafka nell’installazione formale di una sottile vena d’inquietudine
nella gestualità affettata delle mie mani che sembrano
far scadere la scena, imprimergli un senso di desolazione
- come il silenzio dei capelli in un ascensore -
decodificarla per futuri impasti a pittura grassa
resina e gesso quanto basta
stare davanti a me sporgersi, sporgersi in continuazione
e abbiamo avuto la stessa saliva e
siamo stati inefficaci nel sole, deboli come mari verticali
abbiamo attraversato lo stesso specchio e ora
in quest’ora molesta che è un tre quarti (annunciano
i tre tocchi del campanile che non dichiarano mai
di che ora si stia parlando)
non puoi più fissarmi dall'altra parte del finestrino,
com’eri solita fare, battendo le ciglia, di tre quarti anche tu
in questa stazione immaginaria che ha binari che non vanno
in nessun posto con noi
che continuiamo a scendere e salire
a scendere e salire dal treno –
mai nello stesso momento
*
sorvergliati in eterno dallo sfrigolio dei cavi elettrici
*
la mia casa è laggiù, abbassa gli occhi, inclina un poco
la testa verso sinistra, appena sotto lo scalino
della costola appena sotto la tua gabbia interna per farfalle
io sono lì che dormo, tenerissimo e fragile
come una nuvola, completamente nuovo
per l'eternità che vuoi insegnarmi
tutta chiusa in un minuto
di vetro
*
(trad. Alessandro Ansuini)
trascritto da ansuini
19:57 •
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