A cura di Alessandro Ansuini e Silvia Molesini

• time •

oggi
maggio 2009
dicembre 2008
settembre 2008
giugno 2008
maggio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
settembre 2007
giugno 2007
aprile 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
febbraio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
luglio 2004
giugno 2004
aprile 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003


• space •

i figli belli
Officine Letterarie Ansuini
Rimbaud
Silvia Molesini
Smith & Laforgue

• way •

visitato *loading* volte


• entry •


CREDITS
template @ Kira

mercoledì, luglio 27, 2005

 
 
 
 
Ciò che in genere un uomo vuole da una donna 
di Ugo Magnanti
 

 

 
 
 
Ottavia, moglie ripudiata:
 
Due mesi fa mi hai cacciata di casa;
adesso mi fai trascinare a forza
qui, in piena notte, da questi soldati
ostili: posso chiederti perché?
 
 
Nerone imperatore:
 
Che potevi aspettarti, da un’unione
come la nostra, decisa da infami
famiglie, in maniera cinica, come
si decide un affare di politica.
Potevi forse aspettarti il mio amore?
Comunque, non sei mai stata una donna
sottomessa, né a fatti, né a parole:
ti ho sopportata a lungo, e forse ancora
ti avrei sopportata, se almeno tu
non fossi stata sterile, e se avessi
alleviato la mia angoscia con un figlio.
Invece mi sono soltanto illuso:
sei una pianta inutile, e non dai frutto.
Sì, due mesi fa ti ho cacciata via!
 
 
Ottavia, moglie ripudiata:
 
E hai fatto bene: se c’è un’altra donna,
lei fortunata più di me, che può
partorirti un figlio, tu hai fatto bene!
Di certo non c’è nessuna che possa
amarti come ti amo io. Ma mi sono
io forse opposta alla tua decisione?
Sapendoti insieme a quell’altra, è vero,
certamente ho pianto, e ne piango ancora;
ma che altro hai sentito da me oltre al pianto,
oltre ai sospiri, al silenzio, e al rispetto?
 
 
Nerone imperatore:
 
Tu parli con dolcezza, però dentro
di te non sei affatto dolce: trapela
fiele dalle tue parole, e non sai
nascondere l’acredine che nutri
per un’altra; e meno ancora, hai saputo
nascondere la tua superba e assurda
pretesa di avere un qualche diritto,
sopra la mia sovranità legittima.
 
 
Ottavia, moglie ripudiata:
 
Io vorrei che tu potessi scordare,
così come ho fatto io, questo diritto,
che è reale, purtroppo, visto che ne
pago realmente amare conseguenze.
Mi guardi con disprezzo e con rancore:
vedo che mi detesti più di quanto
un marito possa anche detestare
sua moglie solamente perché sterile.
Ma che ti ho chiesto, se non di lasciarmi
fare la mia vita, dimenticata
da tutti, libera di tormentarmi?
 
 
Nerone imperatore:
 
E io ti avrei accontentata con piacere,
ma poi…
 
 
Ottavia, moglie ripudiata:
 
                …poi ti sei pentito, e hai provato
rimorso che io non fossi già abbastanza
infelice. Così adesso vuoi farmi
vedere cos’è una vera passione!
Vuoi che faccia da serva alla tua donna,
vuoi mettermi in ridicolo davanti
a tutti: va bene, eccomi, se è questo
che vuoi, dimmi che cosa devo fare.
Ma neanche così riuscirai a rendermi
infelice tanto da esserne sazio.
Sei forse contento, sereno? Dormi
tanto sicuro, accanto alla tua donna,
così come non concedi che facciano
gli altri? E lei, a cui tu non hai ucciso padre
e fratello, come hai fatto con me,
ti accontenta più di quanto io facessi?
 
 
Nerone imperatore:
 
Lei sa apprezzare la mia dignità,
come tu non hai mai saputo fare.
 
 
Ottavia, moglie ripudiata:
 
No, lei apprezza il potere, al quale tu
l’hai sollevata, io ho saputo apprezzarti
per te stesso: dunque, lei non ci provi
nemmeno, a paragonare il suo amore
al mio: è riuscita ad averti, ma non
ti ama; ma chi può amarti come me?
 
 
Nerone imperatore:
 
Non è vero, tu non puoi amarmi, no.
 
 
Ottavia, moglie ripudiata:
 
Ma di’ piuttosto che non dovrei amarti,
e non giudicare i miei sentimenti
col parametro del tuo disamore.
So che in me tu odi la mia razza, e so
che io non dovrei amarti: non sei tu quello
che mi ha ucciso padre e fratello? Eppure,
se io stessa sono riuscita a scordare
quei delitti, non ti sembra insensato
che sia tu a incolparmi di aver avuto
proprio quel padre e quel fratello in sorte?
 
 
Nerone imperatore:
 

Io ti incolpo di avere un altro uomo!

 
 
 
 
Ottavia, moglie ripudiata:
 
Io?
 
 
Nerone imperatore:
 
     Sì, certo, tu.
 
 
Ottavia, moglie ripudiata:
 
                           Ma no… non è vero!
 
 
Nerone imperatore:
 
C’è chi dice che scopi con un altro,
quello schiavo, che ti sta sempre attorno:
per questo ti ho fatta tornare a Roma. 
Convincimi che non è vero, oppure
sarò costretto a fartela pagare.
 
 
Ottavia, moglie ripudiata:
 
Ma è assurdo… chi è l’infame che mi accusa?!….
ah… ho capito… tu stesso. Mi calunni,
e mi giudichi… e se ti va mi uccidi!
  
 
Nerone imperatore:
 
Finalmente butti fuori il veleno
che hai dentro: è bastato solo scoprire
che anche tu sei fatta di carne, e che
anche a te piacciono gli amplessi illeciti.
 
 
Ottavia, moglie ripudiata:
 
Ecco il tuo nervo scoperto! Umiliata,
ripudiata, esiliata, e non ti basta;
mi resta solo la reputazione
sciocca di non essere una troia, come
quell’altra, e tu vuoi togliermi anche questo!
La verità è che io sono il tuo problema,
la ragione per cui tu non puoi avere
pace: perciò fammi uccidere, o uccidimi
tu stesso, la mia morte non soltanto
può giovarti, ma ormai ti è necessaria.
Contentati di questo, non cercare
altri pretesti per le tue ossessioni.
 
 
 
 
(Versione libera da Alfieri, ispirata alla sesta scena del secondo atto dell’Ottavia)
 
 
 

trascritto da ansuini 19:52commenti (1)

 

•••

 

domenica, luglio 10, 2005

Thaumazein - di Gianmarco Griffi
 
Ed ecco,
thaumazein in uno sguardo disocchiato,
le silhouettes delle bandiere
slabbrate di polvere
sbattono nel vento rosso
caldo di vittorie sbracciate
braccate dalla moscosa melma
di re e pescatori annegati
e scalpicciano i miei piedi
sul cencioso asfalto verso il mare
dove una poltiglia di gabbiani
beccheggia pesce morto
mentre i ragazzini delle province
venuti via in tutta fretta
per una pinta di miscela tossica
o l’incontro di boxe al centro congressi
s’intrippano e si strippano parlando
della strega cattiva
adorabili di quell’esitante vuoto
che strappa lembi d’ombra
dalle foglie di alberi morti
e uccidono dèi porci e dèi negri
accatastati uno sull’altro
così tanti ch’io non credevo
che religione tanti n’avesse fatti
giù verso la città bassa
nel sottovivere segreto
e mi ritrovo forse
in questo silenzio abisso di bisbigli
senza voce tra le voci
in questo estinto contorno
balbuziente mo-mondo
di spazio marionetta
mosso-commosso di lacrime
a stropicciare calpestii
di superflui bisogni e soccorsi
che intralciano il cammino
verso il vuoto niente
che si gremisce di neutra impotenza
o paradiso che dir si voglia.
Su mondo, dismondati.
===============================================
So there,
behold with a off-eyed gaze,
the silohuettes of flags
rim-frayed by dust
are banging in the red wind
hot of barearmed victories
hunted down by the flyblown slime
of drowned kings and fishermen
and my feet shuffle along
over the tattered asphalt toward the sea
where a seagulls swill
is pitching deadfish
whilst the provinces boys
in hawful hurry came off
for a pint of toxic mixture
or the boxing-match at the congress centre
stuff and shoot up themselves talking
about the wicked witch
lovable for that hesitating void
that wrings shade's hems
from the leaves of dead trees
and kill pig-gods and nigger-gods
piled one on top of another
"so many that I didn't believe
that religion had so much made"
down toward the plaintown
in the secret underliving
and I find myself maybe
in this silence gulf of whispers
voiceless between voices
in this extinct edge
stuttering wo-world
of space-puppet
moved-touched of tears
to crease tramplings
of needless necessities and helps
that hamper the way
toward the empty nothing
that fills itself of neutral impotence
or heaven, whichever you want say.

Wake up, world. Unworld yourself.
(Trad. Roberto Gasco
http://skowronek.splinder.com/)

trascritto da ansuini 15:01commenti

 

•••