A cura di Alessandro Ansuini e Silvia Molesini

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martedì, giugno 20, 2006

Browallia

La forma della stella
è proprio come sembra:
ha l’aureo centro a cinque
punte come indicasse
i punti cardinali

più uno eventuale,
e intorno tutto il viola
dell’infinito spazio
che è cavo in cinque punti
corrispondenti appunto
a quelle cinque punte.
Ma se così non fosse,
i cinque punti orfani
farebbero uno strappo:
siccome nello spazio,
lo strappo dello spazio
(con tutto quel che segue
su abissi e buchi neri.)

Così per i misteri

che amplificano il vasto

drappo dell’invisibile.

Così per certi amori con le punte,
amori coniugati a mani giunte.


Mauro Mazzetti, dal sito cassiodorov.splinder.com


























LA SITUAZIONE DEL CORALLO di Alessandro Ansuini



Rovinare è la parola, l’atteggiamento,
il tuo modo di irrompere nella situazione
è rovinare, dentro, nell’attimo, scavalcare,
hai un’attitudine invasiva, una permanenza
ottusa e incantata, come una fotografia.
“Sono nan goldin con un occhio rosso
dopo essere stata pestata” dicevi
con i piedi a mollo dentro la piscinetta che
avevamo gonfiato e portato su
nella terrazza abbondanata, volevi essere
patti smith fotografata da mapplethorpe,
dicevi che era così sessuale mapplethorpe,
così nervoso, ricordava iggy pop, dicevi
sono nan goldin ma stavi cercando
la posa di patti smith, e mapplethorpe non solo
ha fotografato iggy pop, ma quando
penso a lui mi viene in mente un culo,
e qualcosa che entra, o esce, fruste,
o mani, e comunque, fra questi specchi,
tu, dove sei tu?


Dovrei portare un registratore con me
e parlarci dentro rivolgendomi a un terzo
dicendo, magari:



lei deve sapere che oggi, oppure, lei
deve essere informato del fatto


e annotare piccole cose, l’impaccio
della cassiera nel supermercato, o tutti
i miei problemi inerenti la volontà, l’impossibilità
di concentrare le forze verso
il gesto della volontà, desiderare
qualcosa e farla, immaginare qualcosa
e compierla, anzi, il terzo a cui mi rivolgo
dovrebbe essere una donna, dovrei dire


giulia, mi ricordi di prendere, oppure, giulia, oggi ho visto


immaginare una segretaria, un conforto, un rifugio,
comporre un’entità, un privilegio, un vizio,
confidarcisi, parlare, aprirsi
comunicare


(giulia, ricordami che devo fare la pulizia dei denti)


ammirare la natura è un altro atto di forza che vorrei costringermi
a perpetrare, la contemplazione, in fondo, è una questione importante
e assolutamente trasversale, dalle raccolte di racconti di kafka
fino allo scopo ultimo dei monaci certosini, la contemplazione
assurge a ruolo di dottrina, essere un occhio appannato, instancabile,
giulia, lei deve sapere che ho paura di guardare nei buchi degli scarichi –
una stazione radio, un’antenna d’insetto, ricettori sensoriali sulla
ruota karmica i poeti hanno disdetto il patto sociale, questa
confraternita del dolore immaginato che si specchia
nelle pozzanghere e non riesce a stabilire un soddisfacente
e vicendevole rapporto con la propria sessualità fotografica
- giulia, mi ricordi di essere criptico e affascinante, come un salvadanaio –


uscita dalla piscinetta e sdraiata nel sole non vuoi sentirmi parlare
del dolore, di gadda, della sottrazione del dolore alla generazione
che vive proprio sotto questo balcone, un vecchio in una stanza ovale
pare avesse intuito questo e non sia riuscito, nonostante la sua consapevolezza,
ad evitare il vietnam ad una serie di giovani procreatori americani,
millenovecentosessanta e qualcosa, colori più tenui, all’epoca,
e sotto la lingua una lingerie di chimica colorata,
i giovani di oggi vogliono piangere per una paese lontano, vogliono
difendere lo zibellino maltrattato dai cinesi, vogliono indossare
sciarpe bianche e nere ma non vogliono tirare i sassi, vogliono
sentire il dolore del dalai lama in esilio assediato dai cinesi –
giulia, ricordami di inviare un articolo con la modifica del concetto
di famiglia su wikipedia –
cosa posso dirti, sei sdraiata, così bianca, dotata di smalto,
inconsapevole, potremmo parlare per un’ora e divertirci per un’ora
io potrei pensare questo mentre lo facciamo e alla fine
dire che siamo apparsi così poco brillanti, eravamo rigidi,
tu diresti siamo stati bene, io così confortato nella pianificazione
anticipata di questa situazione mi sentirei a mio agio,
appena un attimo, e poi mi volterei verso il vino,


- giulia, il tempo passa?


Come ti dicevo, rovinare, in un moto di crollo,
uno straripare convulso, insetticida, ti desidero
perché non c’è nient’altro da desiderare, o forse
sono qui per custodire un’integrità che non è solo mia,
fra me e te chi è appendice e chi ponte?


La situazione del corallo, o della monnalisa,
mi sono care e incantate per perfetta aderenza al silenzio.


Eppure nei pigmenti tu accatastavi le grida, dicevi
che un solo pigmento di colore era una grata di bocche
straziate - tu così drammatica, quattro sonetti e una rassegna
domenicale sul cinema russo, potresti essere così radical chip
oppure semplicemente impaurita, un caso comune di
sovrimpressione di personalità materna, siamo fatti in calco
profumati col talco da mani ancestrali che ci vogliono
rovinare dentro, allungare orribili ricurve maniospedale
dentro i nostri costati bunker bambini –
giulia, ho visto una bambina sbattere la testa contro un muro
giulia, ho visto un piccione parlare
giulia, ho una leggera tachicardia, mi prenoti un check up
giulia, il fatto di non avere nulla mi garantisce contro gli esattori
giulia, mi ricordi di creare una serie di personaggi per una serie televisiva
(di almeno 12 puntate)
gulia, mi si chiudono gli occhi








(a questo punto c'è l'osservazione prolungata e netta
di un fiore finto, rosa, in un vaso verde, dal collo lungo
per un tempo indefinito, in cui pensavo
alla polvere)












e tu vattene, se non l’hai già fatto.

trascritto da molesini 23:11commenti (4)

 

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