A cura di Alessandro Ansuini e Silvia Molesini

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i figli belli
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Silvia Molesini
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sabato, dicembre 09, 2006

Finestra
ruggine
grata
fiori al balcone
traffico bloccato

ferme le macchine, tre camion tre piccoli camper

in giardino lampioncini – appliques abbinate con sapienza - gusti pastello per tatto e vista -
in giardino il gazebo – tavola apparecchiata,
tovaglie verdi - tovaglioli di carta
posate - lame volte all’interno

- Wir mochten unterstreichen, dass fur das Einzelzimmer kein Zuschlag berechnet wird –

apprende nel frattempo il filippino al telefono e ride,
ride come un matto il filippino Bin Boy, pronto alla ramazza,
fiero di infilzare foglie.



Il viaggio lo organizza bene.
Partenza ore uattro e uaranta ( Bin Boy non pronuncia la q)
Binbo preciso nel settaglio (Binbo non pronuncia la di – la sostituisce con la esse)
utilizza una sveglia di importazione, una
piccola sveglia rossa da puntare all’ora fissata
(ricontrollare prima di chiudere gli occhi per il sonno),
viaggio sirezione Berlino
curato nei minimi particolari
intende alberco (Binbo la gi proprio non riesce a dirla) prenotato
in camera sincola anzi
soppia uso sincola
il Sicnore seve stare comoso il Sicnore
è arrocante ai check in, Binbo preferisce, poiché capisce,
evitare imbarazzi ai secretari in turno
Binbo è un buono, Binbo capisce le cose.


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Eccolo Binbo, appena sveglio, che lieve infila le pantofole rosa ereditate dalla cameriera polacca licenziata tre mesi prima
solo per la disattenzione di essersi dimenticata una platessa fresca al supermercato.
Eccolo, mentre si scrolla dalle spalle la vestaglia di seta, dote anch’essa dell’estera, e raggiunge la piccola cucina della dépendance.
Quando indossa i pantaloni da giardiniere, sono appena scoccate le sette e ventitré.


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Il puff, consumato l’abituale rito del caffè, lo accoglie sbuffante.


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Binbo è sguardosonno. Binbo è occhisabbia. Binbo è giornaletelevisione siglettaritmata notiziemeteo.
Binbo è deodorantetestato. Binbo è primapagina - giornale. Binbo è inchiostro sulle dita, puzza alle narici, voglia di vomitare. Binbo è mal di pancia.
Binbo troverà presto un lavoro a tempo indeterminato in una friggitoria di alcuni suoi parenti che stanno in Germania.



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La valigia la prepara con dovuta perizia (si parla di massima cura nella scelta di calzini cravatte collo della camicia in perfette condizioni).


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9.12


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La conferma scritta la riceve via fax (la possiamo notare, carta intestata che scivola via dal comodino. C’è un marchio d’albergo che dice stella stellina stelletta).

Binbo mette gli occhiali da sole


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10.42


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Starnutisce.


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Geneticamente parlando Binbo non certo bello Binbo non certo b (lo salva il bon ton. Ha bon ton da vendere. I modi, capite? Uno può anche versarti il caffè nella tazzina ma solo Binbo riesce a non far, di goccia versata, riflusso.


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12.03


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dov’eravamo, ah sì, Binbo non bello Binbo non (


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Il pizzetto se lo era riuscito a far crescere all’età di ventiquattro anni. L’assenza di pelo sulle gote lo rendeva triste e difforme, si diceva difforme, da chiunque altro.
L’immagine di sé riflessa dallo specchio, quel sé glabro, liscio come, glabro insomma, lo faceva sentire triste e inutile.

Perché gli altri avevano barba e le basette lunghe e lui era liscio?
Perché gli altri facevano tardi, la mattina, per la rasatura e lui arrivava sempre presto e non c’era mai un cazzo di nessuno?
Perché gli altri scopavano e a lui toccava sempre di assomigliare a un bambino?


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13.00


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Il lavoro da inserviente, o per meglio dire, da maggiordomo, lo aveva trovato l’anno prima. Prendere servizio da questo ricco industriale senza figli, senza moglie, senza amanti ma con la barba, era stata un’occasione sfruttata bene.
Aveva saputo del licenziamento della cameriera polacca da un suo amico coreano, cugino in seconda del parrucchiere per dive “Eliano Shampoo d’oro”. Taglio e piega trentotto euro. La ricevuta te la faccio dopo (eventualmente è un problema se scrivo solo taglio?)
Il nuovo padrone lo aveva accolto bene. Piccola casetta attigua alla villa.
Pochi compiti ma molta applicazione e cortesia richieste.
900 euro più vitto e alloggio.
Non male.


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14.24

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Il pizzetto lo portava, fiero, da ormai sette anni.
Lo curava meticolosamente ogni mattina. Il set completo gli era arrivato direttamente dalla Malesia.
Il pizzetto era cresciuto nero, di un nero che nessuno aveva mai
Nero, insomma.
Un bel nero.
Quando gli era spuntato il primo pelo, verso i diciannove anni, si era sentito improvvisamente virile. Il primo filippino col pizzetto.
Ti rendi conto?
Per questo ed altri mille motivi non avrebbe accettato per nessuno motivo al mondo di tagliarlo.
Lui era il primo filippino col pizzetto.
Del resto, sticazzi.


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15.00



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Partenza direzione aeroporto. Puntualità Massima.
Lui il padrone seduto dietro, nella Jaguar con il frigobar pieno di noccioline.
Lui il filippino davanti. Mani salde sul volante. In due parole, splendente.


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15.30


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La barba assumeva una sfumatura rossiccia. Bisognava allora tagliarla corta, quasi che pungesse. Solo allora il nero tornava a lucidare il viso.
Era una battaglia settimanale. Il nero e il rosso.
La cosa che lo infastidiva, a lui il padrone, era la perdita di tempo. Era l’appuntamento. Era sapere che ogni sabato mattina avrebbe dovuto sfilare dall’astuccio il suo bel rasoio, posizionarlo su 1 e tagliare. Ecco. Questo. L’appuntamento.


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16.00


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Imbarco tutto ok.



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15.35


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Lasciato il Sicnore savanti al Terminal B.
Sbacliato il bivio. Presa sirezione mare.
Ora sono cazzi.


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Era questo il motivo per cui non sopportava che il filippino sfoggiasse quel pizzetto nero.
Era stato questo il motivo scatenante del suo ordine, impartito senza troppa grazia, di tagliarselo senza discutere.
Era nero contro rosso.
Non poteva sopportarlo.


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16.40


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Decollo perfetto.


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16.40 (uattro e uaranta)


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Partito, il malesetto.


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(Io il pizzettto non me lo taglio io il pizzetto me lo tengo me lo tengo me lo tengo).


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19.48


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Check in Hotel Continental di Berlino.
Doppia uso singola.
“La sveglia, Signore?”
“Magari la mettiamo dopo”.
“Bene, Signore”.
“La cena a che ora viene servita?”
“Diciannove e trenta, ventidue e trenta”.
“Sesto piano?”
“Prego. Ramil, cortesemente, prendi la valigia al Signore?”


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19.53


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Binbo, seduto sul puff, perso poi tornato ora dicevamo seduto. Sul puff.
Ride.
Ride e si liscia il pizzetto.



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19.58


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Ramil lo colpisce alle spalle.
Quando il signore cade, colto alla sprovvista, il cameriere filippino gli sbatte la testa sullo spigolo del comodino.
Quando muore le lancette dell’orologio segnano.


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20.12


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Bin Boy ride.

 

Il rosso e il nero di Flavio Toccafondi da www.karpos.org


trascritto da molesini 01:43commenti (4)

 

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