A cura di Alessandro Ansuini e Silvia Molesini
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i figli belli
Officine Letterarie Ansuini
Rimbaud
Silvia Molesini
Smith & Laforgue
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GLI STATI UNITI DELLE AMERICHE SELEZIONATE DA VOGUE - di Chiara Araldi
Gli stati uniti delle americhe selezionate da vogue
Rifiutano l’estradizione di un tedesco basso e tarchiato
Di nome Vivaldi e tutti noi insieme scuotiamo il capo con
Convinzione ma
Senza aspettarci grandi risultati, nemmeno dalla cosa dell’El.Si.
Alla fine un buco nel mare
O un uragano su New Orleans e il corpo di una pugliese qualsiasi
Che naviga da dieci anni lungo il Mississipi basso e fangoso
Producendo indirettamente l’affrancamento da qualsiasi morale ragionevole
O dignità della nostra televisione unificata.
Dall’Hostaria di fronte, un’unica insegna verde lampeggiante
E un banco per appoggiare i bicchieri sporchi, lanna litiga colfabio
Lanciando accuse in ultrasuoni di stupri di cui a conoscenza è ormai
La veronetta intera
E qualche senegalese sorride sotto il costume nazionale.
Inviati dell’istituto truce riprendono tutto in direttissima
Per tramandare ai posteri almeno uno straccio di prova non contraffatta
Da qualche penalista senza scrupoli
E proprio dietro l’angolo io sorrido
Al solito ladro di biciclette e tutto quello di cui ho bisogno
È un bel paio di analisi del sangue e una pet
Che mostri in controluce gli organi miei interni e profondissimi.
C’è una radiografia dei miei seni paranasali appesa
Allo specchio del bagno.
Dall’interno è l’unico modo che ho di sopportarmi.
Due ragazzi in mutande giocano a dadi su un balcone
E mi tornano in mente le mani di mia sorella
E una canzone d’amore tragico e tormentato che
Cantavamo insieme e con trasporto
E i miei genitori seduti davanti
Li si poteva sentire sorridere
Con leggero profumo di denti scoperti.
Che cos’è che cambia la percezione,
che cosa ci fa invidiare la calma astuta delle rane
in un fosso se non
tutta questa insofferenza
e la ricerca
perpetua e donabbondiana delle soluzioni
cucinabili a microonde degli oroscopi delle sette
col giornale sporcato al centro dal negativo della tazzina del caffè
e un biscotto masticato in fretta mentre scendi le scale
da qualche parte un tiglio divorzia con le sue prime foglie
ti ho aspettato sai lungo tutta la spina dell’estate
ed eccolo qui
Settembre
e il magico rigurgitarsi delle stagioni ma non eravamo pronti
e nello scatto essenziale siamo venuti sfocati
le mie mani di mezzometro infilate nella tua gola
e tutto quello che di molle ed umido possiedi
a colorarmi le labbra
hai alzato un sopracciglio e tirato le tende
e come per non dimenticarmi
mi hai legato alla cintura.
Eppure quando mi alzo in piedi
S’impolvera il sole
E i campi di grano chinano il capo
Per augurarmi la buonanotte.
In cosa manco
Dimmi
Con quale mano ancora ti permetti
Di pretendere.
Non per allarmarti
Ma è proprio un colpo
Apoplettico
Quel dolore alla spalla sinistra.
E te lo sto augurando da supergiù tremila lune.
Ma la vendemmia sarà ottima hanno detto, ci ha pensato il
Col.Mar.Scaccialupi a consolidare il Franciacorta che ben si sa
Ha bisogno di acidità più che di carezze
E tutti noi pollicini che lasciamo cadere sotto i piedi
pezzi di anima per non sbagliare
La via del ritorno non riusciamo nemmeno a considerare
La fatica di un marciapiede
E la sua mente altrove.
POESIA A CASA A MEZZANOTTE - di Francesco Ghezzi
camicia viola di flanella, jeans lavati,
triste anche quando sorrido,
a casa fra fra il letto e il foglio di carta-
tutte le ragazze storcono la bocca,
stare a letto non basta a fare l'amore-
acqua e capelli scorrono fino alla luna
finestra finestra dei miei desideri,
sono o non sono quello con ancora i vestiti addosso,
i gomiti bagnati per un lavandino difettoso
oppure nudo per il motivo sbagliato-
solo gli stupidi come me
hanno rimpianti simili a distanza di una vita
la lettrice ripete nel nastro magnetico
le prime quattro lezioni di cinese
ridendo alla stranezza
di una lingua monosillabica
io non faccio altro
che preferire le ragazze vestite,
io non posso avere bambini
io posso scrivere bambine sole
le labbra delle ragazze sono insapori
mi viene in mente di scriverlo qui
perché lei una volta finse di essere frigida,
mi rendo conto che è una scusa per parlare di lei,
per l'ennesima volta Santa, scopata senza Desiderio
su un letto di nuovo vestita
labbra poco baciate prima di me-
è successo dopo che per strada
sua sorella mi sorrideva, sbagliandosi-
non sono il tuo ragazzo è la frase più antipatica,
quasi quanto dire sono solo
per poi stare zitto, un gioco sporco,
paranoia del grande amore finito-
io non sono sufficiente alla poesia
posso essere l'affascinante Qualcun Altro
parlando di emozione e freddezza alla sua
figura che respira accanto al letto, arrossita
di blu al riflesso della televisione
vuota in qualunque lingua il telefono
squilli accanto al letto, ragazza
non far mai finire di venire i ragazzi
per alzarti e rispondere questa è la storia della tristezza,
voce in una segreteria telefonica di *******
"ciao amore, sono alta, bella e bionda,
ricevo tutti i giorni dalle ore undici alle..."
cielo livido, passanti contro un muro
ombrelli scuri lampi sul terrazzo nella pupilla- addio P.
"io rifiuto per il mio puro amore"- e allora rivederla
nel corso degli anni, ancora oggi gelida,
per colpa di quella volta che ci sorprese la sua amica
col mal di testa per le mestruazioni
aveva aperto la porta per domandare il perché-
la poesia spedisce foto pornografiche a se stessa
la mia faccia è la faccia dello stesso ragazzo
capelli ravviati con una mano a Stoccolma
come a Nizza infastidito dal traffico
non posso sperare di incontrare per strada Asako ragazzina
con la frangia liscia sulla fronte,
scopata per sempre in fondo al corridoio
al terzo piano mentre sotto il letto, il pavimento-
il mistero del suono dell'acqua nelle tubature-
chi se ne ricordava di stare seduti sul letto a baciarsi,
maniche di camicia arrotolate con la porta aperta-
la tenerezza del sesso un punto bianco nella pioggia fredda,
la faccia di lei, fascino impallidito quando entrò l'ultima sera
prima di chiedere di essere svegliata alle 4
entrò sorridente e finse di fare un passo di danza-
la bellezza è strana, ma perduta, e G. incinta
ma solo nella fantasia- la sua ****
aveva un cattivo odore che faceva rivoltare lo stomaco,
tristezza tristezza lavastoviglie accesa sul programma sparizione
com'è che sono finito qui e da dove volevo cominciare
di nuovo da Minako troppo triste per essere letta
"io sto bene, faccio una passeggiata"
ho pianto nel sogno- a colori-
lei con un ciondolino al collo, era un cuore-
mi insegnava parole come passeggiata,
mela, elefante, gatto-
le ragazze continuano a farsi toccare,
a provarci nei bagni di piano in piano
questo accade in altri corpi
-comunicazioni sono interrotte-
io le Dolls di Kitano e niente sul cuscino
"buonanotte Francesco e piccola neko"
tutti i gradini della scala risalgono all'indietro
scrivendo un tema intitolato Perché mi piace Dicembre
"ho freddo, non andiamo fuori"
non è vero il sesso nella distanza nel tempo-
Patricia non chiamerà più un telefono nelle tasche
bucate del sogno, il numero è rimasto lo stesso
composto attraverso satelliti silenziosi
sparsi lungo l'orbita terrestre da qui a casa per 50 km
Silvia Molesini & Alessandro Ansuini L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
L'amico socialista
Abita qui ancora in subaffitto quel tale che una sera d'agosto
che il cielo era basso lì lì per cadere spiovendo
nei bicchieri succhiati, nei fossi, e che diceva: "la civiltà
è un paradosso, e basta"?
amarezza e confusione producendo
indicibili sul tavolo dei registri battesimali,
aveva avariato vagamente i suoi cognomi e i connotati;
e pochi conoscevano a fondo la carnale profondità
delle sue parole colorate dall'ignoranza,
e io l'ho in mente ancora dopo tanto moto di anni, e fino
ricordo il dondolo della pallina di vetro nel collo
della gazosa, un verde smerigliato, chiaro:
era un uomo che aveva sete di gazose e squinzani
la sera del sabato di agosto che il cielo mollo mollo
era basso e faceva un soffoco tremendo, un grande vomito,
anche a tirar su le maniche di albene fino al gomito:
quel tale che andava misurando la piazza
nel vortice tenero viola delle case lì intorno
con la corda d'attaccare il bucato la moglie, e contare
così su per giù i salari, e le sere cadute nel volo delle sere...
e io per me mi tengo in mente la mimosa estasiata nel giardino
della canonica, che mugolava vedendosi nell'orlo del fossato
tremare e la vasca solitaria abitata dal freschetto,
i fiori blu accesi del salnitro in fondo alla cisterna; il rubinetto:
ora, in segreto, alla rinfusa, il vino degli uomini fermenta
per una sera estrema in cui le trombe alte in mezzo al rosso
parapiglia sveglieranno gli ignoti e il rimorso delle opere inutili;
così che quando uno adesso si addormenta nel mugghio
invernale che odora, con in bocca noccioli di prugne o liquerizia
o cicca americana, senza aver finito di guardare la sevizia
degli affitti, una forbice arrotata
gli branca la rotella del ginocchio, e tric,
un taglio, o questa cartilagine qui all'orecchio.
Ma lui non ha potuto sentir bene quella volta che venivo
a bussare alla sua porta perché il tuono di tutta l'Europa
confondeva e cieli e piazze e giardinaggi senza pietà,
mi bagnava le nocche, e il vento urlando
saltava qua e là come una bestiola disperata,
e io dovevo scappare alla svelta per paura
di restar lì come quello dei fichi a prendere ancora la pioggia
e tuono, e altro, dentro le giunture o i buchi
o nei poveri stracci del polmone... E di là dalla porta
venivano bocconi di una musica imprecisa, danneggiatissima,
dietro le spalle le montagne stavano per spegnersi
e sparire, e dovevo andar via, e tu dirai:
"beh, ma che c'entra tutto questo?"; eh, se c'entra!
Perché insieme io e lui noi due andare potremmo a trar respiro
dalla grigia profondità delle nazioni e delle terre
altrui, e ormai di tutti, ad annusare il fiato
nella filitura che connette notte e giorno; del filo d'erba
che vuoi crescere sollevando il pietrame che lo pigia;
o qualche cosa di più grande ancora che vallate
e prati e piazze e nazioni e cateratte: il temporale!
Emilio Villa, da www.vicoacitillo.it/poeti/villa/bio.htm