A cura di Alessandro Ansuini e Silvia Molesini

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venerdì, novembre 16, 2007

 

comincia inverno!  di Silvia Molesini


Comincia l'inverno

ed ha un suo segreto suono:

lo fanno a pezzi le stabilizzate

dell'assestamento.

Comincia inverno, che volo!

Comincia sul quadrivio delle troie

e nell'incessante battito

del cuoio cuore.

Spodestato e di traverso

per quanto inverosimile ti sembri

comincia inverno!

nere nevi tendi

e diventa sepoltura.

 

(un nostro scontento qualunque

passa difilato, estende anima e doppia

sull’estate di buona speranza

vago il filamento ambrato

a due passi due dalla porta di stanza.

Non fa nomi precisi, solo sale

tra il qua e il là delle possibili

gaie et splendide coste,

è rumor di selvaggina

e si solenna)

 

Ma ci capita di venderti ancora come

inseguire frottole nei corridoi

come stare composti fra mille tuoni

come indovinare numeri e riprodurre

l’amagia che insegnavi, sei ancora lì che

ci convochi, tutti per te nelle sere di veglia

e addosso agli occhi in dormire.

Non ti interessa certo sentire solo i rintocchi morenti delle cinque.

 

Ma succede che, chessò, un librino

consoli a meraviglia il fatto imponderato

e diventi reale. Lo incastri nella visione

e ti dai due mani di colore previsto amaro.

Balli a tutto tondo, ed è una felicità

morbida e sontuosa e penitente e

, senti, uno sballo così non appariva

prima non c’era, non rimaneva intera.

Tutte le volte che chiamavo mi preparavi una risposta che cadeva.

 

Comincia l’inverno

e moriremo barboni alle città

vecchie stamberghe collassate

ardendo, ardendo.

Comincia l’inverno demonio

sulle strade basagliano uccellini sparenti

e mai altro gusto avrà

un loro comunque amore.

Accatastato e convesso

sui tagliati, sui loro lembi densi

esplodi inverno!

bricioline scintilla

nella cava urna fradicia.

 

 

Ma per prima offri la tua unghia al cielo

scadente principio e di bellezza gelo

offri il tuo fiato a quel che non vogliamo

sai che non siamo, che rompemmo il

rumore dei passi su viottoli fantasma

e che tutto diventò vicino quando screziato

cieco di lampadette alogene si fece meno.

Portaci dove una bambina riesce a stabilire cos’è caldo un tramonto.

 

Ma devi, suona strano?, devi!, incidere

sulla pena del vuoto un fiorellino, due foglie

e dare notizia del suo stelo fratto, scrivi

i nomi delle cose perdute,   dicci:

aspettiamo quasi giovani un ricordo che

congiunga qui con noi se si prepara il giorno

anche un giorno d’inverno, tipo verso le tre.

Vedi bene anche te che è continuo il morire se per sempre viviamo.

trascritto da ansuini 04:20commenti (3)

 

•••

 

martedì, novembre 13, 2007

The Dead by Billy Collins

The dead are always looking down on us, they say,
while we are putting on our shoes or making a sandwich,
they are looking down
through the glass-bottom boats of heaven,
as they row themselves slowly through eternity.
They watch the tops of our heads moving below on earth,
end when we lie down in a field or on a couch,
drugged perhaps by the hum of a warm afternoon,
they think we are looking back at them,
which makes them lift their oars
and fall silent and wait,
like parents,
for us to close our eyes.

I Morti

I morti guardano sempre in giù, verso di noi, si dice,
mentre ci mettiamo le scarpe o prepariamo un panino,
guardano in giù
attraverso le navi dal fondo di vetro del paradiso,
mentre remano lentamente attraverso l’eternità.
Guardano le cime delle nostre teste che si muovono giù sulla terra,
e quando ci sdraiamo in un campo o sul divano,
magari storditi dal ronzio di un caldo pomeriggio,
pensano che anche noi li stiamo guardando,
e allora sollevano i remi
e tacciono e aspettano,
come dei genitori,
fino a quando chiudiamo gli occhi.

 

trascritto da ansuini 06:27commenti (2)

 

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