mercoledì, settembre 03, 2008
Perchè il poeta aveva chiesto a lei:
E cominciare da fotografia
Con lui che è in piedi colla giacca
Sotto il braccio
-la macchina veloce colla portiera aperta-
e le strutture in ferro-i piedi-da cornice
i piedi della torre aperti a schiera
le più belle gambe nella ville lumière
Pablo è sul sedile dietro
A fare unico corso col suo sguardo
- ma lei non fa finta di niente ed arrossisce-
guardiamo i ferri lucenti il clinamen lo sparo
diretto al cielo ed è da terra cielo
-come le sedie di vimini intrecciato-
a fil di terra e ad uno sputo dal fiume
è scena ripetuta polaroid di viaggi di nozze
peggio di studio di animoso andare
girovagare attrito scorza di buio
ma è il gelo del vento la maestosa stasi
-della volta che Silvia colla benda sul volto-
ma è il velo di gente di maestra estasi
e continuiamo
sai Pablo viene da dirmi sei come struttura
portante
capriccio di ferraglia cumulo di viti e lega
matematico corpo calcolo preciso
minuzioso mai arronzato improvvisato mai
ed io sono quel vuoto
- tra le dita di acciaio che ti piegano a vita
schiacciano il pieno e solo sono l’aura-
che non ci fossero le luci sarei perduto
anche quando mi chiede lei che perdo un pezzo
al giorno
e che diventa voce vento impulso senza odore
anche quando mi invento la frase ad effetto
l’affetto d’istante e lontananza
e che mi recita in russo versi potenti
microrecits di eventi cento carezze
diminuisco in esperienza spengo la luce
(da RING)
trascritto da molesini
02:09 •
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